La Consulta del "Cherubini" - Dobbiamo farci sntire! Leggete e riflettiamo!
La Consulta del "Cherubini"

Dobbiamo farci sntire! Leggete e riflettiamo!

Lettera di Dalla Chiesa:
Da "L´UNITÀ" del 8 dicembre 2008.

Non spegniamo la musica
Nando Dalla Chiesa

Questo è un appello appassionato in difesa delle accademie e dei
conservatori d´Italia. È un appello rivolto pubblicamente al governo di
cui faccio orgogliosamente parte e alla maggioranza che lo sostiene. Un
appello per venti milioni di euro, meno del costo di un chilometro di
autostrada.
Venti milioni calcolati con precisione chirurgica per consentire al
nostro sistema di alta formazione artistica e musicale di non affondare.
Si badi: non aggiuntivi rispetto al 2007. Ma reintegrativi dei fondi
dell´anno scorso; quelli, cioè, che hanno permesso al sistema di tirare
la testa fuori dall´acqua in cui stava affogando dopo la micidiale cura
da cavallo subita nell´ultimo anno del governo Berlusconi-Moratti.

Si resta a bocca aperta, c´è da non crederci. L´Italia e la sua
tradizione artistica. L´Italia e la sua tradizione musicale. Il nostro
biglietto da visita all´estero. Il made in Italy di secoli e millenni.
Ciò che nessuno ci potrà mai imitare. Il nostro petrolio. I nostri
giacimenti. Il nostro futuro è il nostro passato. Non si contano davvero
le metafore usate dai leader politici e dagli intellettuali per definire
il ruolo che la produzione artistica gioca e può giocare nelle nuove vie
di sviluppo del Paese, nella sua competitività internazionale, nella sua
crescita civile. La produzione ma, ovviamente, anche la formazione
artistica. Perché la musica del passato qualcuno dovrà ben interpretarla
e rinnovarla. E gli artisti italiani non dovranno solo riposare nei
cimiteri illustri, ma dovranno soffiare il loro talento nella civiltà
contemporanea, produrre nuovi capolavori, innervare della loro
incessante creatività le nostre città, le nostre gallerie, i nostri
stessi prodotti industriali e culturali. Siamo d´accordo su questo? È
importante capirlo: siamo d´accordo o no? E allora perché è così
difficile, quasi proibitivo, ottenere questi venti milioni in
Finanziaria? Attenzione: non venti milioni per questo o quel centro di
ricerca o culturale, legato a un potentato politico regionale. Non venti
milioni per un´opera clientelare. Ma venti milioni per l´intero sistema
pubblico, una trentina di accademie e un´ottantina di conservatori e
istituti pareggiati. Contati e ricontati, proprio l´osso e nulla di più.
Perché, nella penuria di mezzi trovata, il ministero dell´università in
quest´anno e mezzo di governo ha ben cercato (e anche con qualche
successo) di trasmettere il messaggio che un euro usato lavorando con
intelligenza, entusiasmo, diligenza e fantasia vale dieci euro. Ma
l´euro ci deve essere. E invece, incredibilmente, anche quell´euro
sfugge, viene lesinato, forse non ci sarà. Così ci sono ormai accademie
e conservatori, anche di qualità, che rischiano di chiudere; e che
chiuderebbero, sia chiaro, pure se raddoppiassero le tasse agli
studenti. Istituti a cui basta poco perché con poco ormai si sono
abituati a vivere.
Così come poco basta ai docenti per il rinnovo dei loro contratti, e che
oggi si sentono comunicare senza appello che i soldi che c´erano se ne
sono già andati tutti via per il rinnovo dei contratti della scuola.

Davvero il Paese vuole umiliare, marginalizzare, cacciare in cantina
quel sistema dell´alta formazione artistica e musicale che può esserne
uno dei più strepitosi gioielli? Certo, accademie e conservatori, da
sempre lasciati a se stessi da un´Italia incolta e senza progetti, hanno
i loro difetti e i loro ritardi. Le loro autoreferenzialità, le loro
litigiosità e anche le loro mediocrità (come, peraltro, anche il sistema
universitario). Ma io le ho girate in lungo e in largo, queste
istituzioni. E vi ho trovato tesori indescrivibili di bravura e di
passione, geni giovanili purissimi, inventiva e spirito creativo.
Pianisti, violoncellisti, grafici, pittori, scenografi d´eccellenza. E
non posso accettare l´idea che per questo intero sistema, per farlo
sopravvivere, non si possano trovare venti milioni. Non voglio criticare
nessuno e niente. Nel mio anno e mezzo di partecipazione al governo
nessuno mi ha mai sentito dissentire pubblicamente da un collega,
nessuno mi ha mai sentito dire una parola non dico di pessimismo ma
neanche di disincanto. Ho recitato con convinzione assoluta e doverosa
la parte del soldatino al fronte. Ma risulta difficile vedere stanziare
somme ingenti, assai più ingenti, per opere e scelte di ogni tipo (tutte
assolutamente legittime, sia chiaro), compresi gli istituti di
formazione privati, e assistere all´apnea di un pezzo cruciale del
nostro patrimonio formativo pubblico, comprensivo - dobbiamo ricordarlo?
- di valori inestimabili in opere d´arte, architetture, biblioteche e
archivi storici.

E tuttavia, passando dai princìpi di cultura civile alla politica
purissima, dirò di più. Davvero il governo, questa maggioranza, vogliono
rinunciare a dire davanti al Paese di avere per la prima volta
restituito a dignità, di avere dato prospettive di sviluppo a questo
settore? Perché il paradosso politico è proprio questo. Che con il
governo Prodi viene attuata - dopo otto anni di attesa! - la riforma
dell´intero settore, che una legge del ´99 portò a pieno titolo ("a
costo zero", stava scritto...) nel sistema universitario. Non solo.
Mentre viene finalmente attuata la riforma, vengono anche varati i poli
di alta formazione artistica e musicale in alcune grandi città (Genova,
Milano, Napoli e Verona le prime), sistemi economici-artistici in grado
di cambiare radicalmente gli orizzonti, anche internazionali, di queste
istituzioni. Ed ecco che mentre si spinge in avanti tutto il sistema,
arriva il rigurgito del passato, la vecchia ideologia del mettere l´arte
in cantina. Così chi soffia contro il governo ha buon gioco. Da giorni
si susseguono le occupazioni di accademie e conservatori. Napoli. Poi
Roma. Lunedì Pesaro. E altre se ne annunciano. È vero che gli studenti
sono spesso disinformati, che vien fatto loro credere che i loro titoli
di studio siano carta straccia e che incontrarli nelle loro assemblee
può aiutare a fare chiarezza; ma essi esprimono comunque un disagio
autentico che nasce da una sensazione di fondo, quella che per loro (più
di sessantacinquemila) ci sarà sempre, alla fine, una condizione di
abbandono. E altrettanto esprimono i sindacati; i quali, umiliati nelle
loro (modeste) richieste, minacciano il blocco delle attività. Ma ha un
senso politico tutto questo? Ha un senso che proprio il governo che
potrebbe vantarsi di avere dato al paese una nuova, più avanzata
formazione artistica e musicale, diventi l´obiettivo di una protesta che
sta dilagando nel paese? Per venti milioni e per pochi altri milioni di
rinnovo contrattuale? Dice che l´Unione paga dall´inizio un difetto di
comunicazione. Ecco, io sto provando a ovviare a questo difetto dopo
avere cercato con il ministro Mussi di sensibilizzare i luoghi di
decisione politico-parlamentare della Finanziaria.

Mi rivolgo a chi può intervenire nelle sedi istituzionali, ma anche agli
intellettuali, a chi ha a cuore il futuro della nostra produzione
artistica, affinché questo taglio non si compia. Perché un chilometro di
autostrada, magari di qualche opera che rimarrà incompiuta, si converta
nella tranquillità minima di più di cento istituzioni di alta formazione
artistica e musicale. Al resto penseranno il lavoro, l´intelligenza, la
parsimonia, la passione, la fantasia. Perché l´uno si può moltiplicare
per dieci. Lo zero no

09:41 - Dec. 11, 2007 - Invia un commento

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